Fuori il cielo di Groningen è ancora abbastanza luminoso, e nella hall dell’albergo suona una musica adatta a una hall di albergo. Dall’altro lato del tavolo di fronte a me due ragazze parlano in olandese e fanno (probabilmente) cose di lavoro con i loro due Dell identici. Io sono qui con un coca e il portatile di mia madre, attaccato alla rete wireless a disposizione dei clienti, cercando di contenere le manie di grandezza – non sapete quante volte mi trattengo dal tirare fuori l’iPhone dalla tasca per controllare la posta elettronica. Probabilmente dovrei scrivere, visto che ho anche avuto un’idea che mi sembra buona, ma l’idea di poter comunicare con il mondo anche da qui è troppo allettante…
L’Olanda è bellissima, ma la cosa che mi ha colpito di più è la straordinaria gentilezza delle persone, sempre pronte ad aiutarti in qualsiasi modo possibile (anche in qualche modo che non potevi nemmeno immaginare). È l’attenzione ai piccoli particolari che fa la differenza tra un paese civile, come quello in cui mi trovo ora, e uno come il nostro, che sta sempre meno lentamente scivolando verso la barbarie.
Di contro in un solo giorno che ho la macchina qui ho imparato a odiare con tutto il mio cuore i ciclisti, che, forti della precedenza che il codice concede loro, ti spuntano silenziosi e letali come ninja da ogni lato e che ti sfiorano la carrozzeria, rischiando di diventare poltiglia sanguinolenta sotto le mie ruote. Magari domani sarò già un po’ più preparato, ma stasera penso che se torno a Roma senza averne abbattuto almeno uno sarò fortunato.
La prossima volta magari metto su un po’ di foto.